Sequestrato tra l'Africa e l'Asia

Il giorno successivo, dovrei trovarmi alle 10 con Ahmed offertosi di portarmi a vedere il canale. Il tempo egiziano fa però sì che lui non si presenti puntuale, quindi ne approfitto per parlare con la commessa di un'agenzia viaggi, finalmente dalla parte del presidente Mubarak. Mi fa notare che El Baradei viene da fuori e non sa niente della situazione locale, mentre invece Mubarak si è preso cura di loro per trent'anni, e sono solo i suoi cattivi consiglieri che gli hanno impedito di vedere i problemi con cui conviveva il popolo; ora che ha promesso di intervenire per risolverli, merita fiducia... Arriva Ahmed in macchina con tre suoi amici e partiamo per il canale. Ad Ismailia due bracci di questa immensa fessura che divide l'Africa dall'Asia si incontrano in un lago, dove le navi possono cedersi il passo, essendo la navigazione sempre a senso unico a causa dello spazio disponibile. Proviamo ad arrivarci da un lato, ma al posto di controllo non ci lasciano passare; proviamo allora sull'altro lato, e finalmente ci arriviamo. C'è pure un traghetto, gratuito, che lo attraversa, e su mia richiesta mi lasciano lì per tornare in centro a discutere, ad organizzare, ad orchestrare la rivolta, che secondo Ahmed sta perdendo di vista il suo scopo originario e rischia di naufragare nel nulla. I militari non mi lasciano salire sul traghetto (alla faccia del loro eterno "velcom tu igipt!", che continuano indefessi a ripetermi ad ogni occasione), avvisto di lontano una nave che sta imboccando il canale e mi precipito in un altro punto da cui riesco a scattare buone foto; poi, ritorno camminando in centro, lungo viali che nonostante quanto accade sono tra i più puliti che ho visto in Egitto. Vorrei vedere la casa di De Lesseps, il francese artefice della grande opera che ha permesso di ridurre enormemente i tempi di navigazione tra l'Europa e l'Asia, e chiedo ad un militare il permesso di incamminarmi su una via presidiata da carri. Non l'avessi mai fatto: mi controllano i documenti e lo zainetto, e quando trovano la macchina fotografica (che porto sempre con me, ovviamente) mi portano prima in un gabbiotto dove vengo sottoposto ad una sfilza di domande ripetitive (la più importante delle quali sembra essere "cosa ci fai qui?") e poi in una caserma, dove vengo reinterrogato. La cosa ridicola di tutta la storia è che dicono che avrei fatto foto a degli obiettivi militari, cosa che ovviamente io avevo invece accuratamente evitato; ad un certo punto, per suffragare la loro tesi, mi riportano la macchina fotografica in cui, magicamente, sono apparse tre foto di blindati in varie pose; quando però gli faccio notare che le foto sono state scattate dopo che mi avevano preso la macchinetta, e che è evidente, decidono di cancellarle, sparendo poi - sempre col mio passaporto in ostaggio, sia chiaro. Mi tengono lì per ore, in una comoda sala per conferenze; mi offrono pure il caffé, che visto quanto hanno fatto con la macchina fotografica mi sento di rifiutare cortesemente ché non si sa mai. Chiedo spiegazioni, minaccio di contattare l'ambasciata (ho nel frattempo contattato mia sorella, dicendole dove sono e chiedendole di avvertire la Farnesina nel caso non abbia mie notizie entro un certo tempo preciso), e continuo a ricevere risposte tipo "sorry, sorry, only wait 5 minutes"... di 5 minuti in 5 minuti, con rumori di manifestazioni in corso all'esterno (scoprirò poi, alcune pro-Mubarak ed altre contro), arriviamo alle 19:30, quando finalmente mi lasciano andare senza alcuna spiegazione, solo l'ennesimo "sorry, sorry". Torno in hotel, dove incontro il ragazzo del giorno prima, che mi dice che hanno ripristinato internet, seppure le connessioni sono lente; dal suo negozio, che mi apre nonostante il coprifuoco e dopo aver chiesto il permesso a tre militari, riesco a scrivere a casa per tranquillizzare sulla mia situazione. Ceno, poi torno al capannello della sera prima dai miei "superoi" per parlare un po'. In lontananza, si odono alcuni colpi di pistola a salve, tutti si mettono a correre in quella direzione dove un'auto è stata bloccata. Pare si trattasse di 5 individui che non si erano fermati al controllo documenti, forse spacciatori; due sono stati presi e consegnati ai militari, gli altri sono riusciti a scappare. C'è tensione nell'aria, le mamme coi bambini vanno a chiudersi in casa, gli altri tornano ai loro bivacchi. Un pullmino della polizia, scortato da gente a piede, batte le strade per chissà quale controllo (considerando che vanno nella direzione opposta a quella di fuga dei presunti delinquenti); arrivano al nostro incrocio, di nuovo controllano i documenti e il mio zainetto, le foto presenti sulla macchina fotografica (le stesse del pomeriggio, non ne ho fatte altre), e questa volta non gli vanno bene neppure quelle del canale, che in caserma mi avevano invece approvato... tocca cancellarle per dargli soddisfazione, li stramaledico pensando che alla fine di Ismailia non avrò neppure un ricordo del motivo per cui ci sono venuto (un software che ho usato stasera mi ha permesso però di recuperarle, alla facciaccia loro!). Saluto i supereroi, e me ne tonor sconsolato a letto.
Questa mattina, di buon'ora, vado alla stazione dei bus e prendo l'unica corriera per Dahab. Varie centinaia di chilometri, partenza in ritardo tanto per smentirsi e almeno 8 posti di blocco (in uno ci fanno persino scendere, poi devono trovare uno che parli inglese per il difficile compito di chiedermi "where you from?"... cazzo, mi verrebbe da dirgli, leggi il passaporto che hai in mano! C'è scritto REPUBBLICA ITALIANA, a lettere chiare...), alla fine arrivo a Dahab dopo il tramonto. Pochi turisti, in giro (strano!...), trovo una camera in un bell'hotel gestito da un ungherese per 3 euri e mezzo - colazione compresa -, e poi vengo qui in questo internet cafe a ragguagliarvi... Sarò un tesoro, ah?
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Il giorno 03/02/2011, Massielena ha scritto...
Nel frattempo abbiamo avuto l'opportunità di leggere sul Giornale di Vicenza altre note riguardanti il viaggio del Daniele in Egitto, ma la cosa più interessante è stata leggere i commenti da parte dei lettori alla fine.
Ne riporto un paio di brevi:
"Cosa fai la fratello! Il figo? Torna se non vuoi che ti sgozzino!"
"un altro che vuole mettersi nei casini!"
Credo che la posizione privilegiata da cui si possono osservare gli eventi che stanno accadendo renda forse ancor più interessante il viaggio; d'altra parte valutare la possibilità di allontanarsi il più velocemente possibile da tutto ciò mi parrebbe altrettanto importante.
Che fare?
Ne riporto un paio di brevi:
"Cosa fai la fratello! Il figo? Torna se non vuoi che ti sgozzino!"
"un altro che vuole mettersi nei casini!"
Credo che la posizione privilegiata da cui si possono osservare gli eventi che stanno accadendo renda forse ancor più interessante il viaggio; d'altra parte valutare la possibilità di allontanarsi il più velocemente possibile da tutto ciò mi parrebbe altrettanto importante.
Che fare?
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inserito il 03/02/2011
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